La nostra perla

Il fiume Livenza (o la Livenza)

Flumen Liquentia ex montibus Opiterginis…” tra i fiumi citati da Plinio c’è la Livenza, al femminile. Quasi sempre, invece, nel linguaggio attuale è usato come fosse maschile, per l’appellativo “fiume” che lo precede. Riguardo all’origine del suo nome, due sono le versioni: chi lo fa derivare da livens, dal verbo livere (essere di colore livido); altri da liquens, dal verbo liqui (essere liquido, fondersi). Dagli antichi è stato sempre chiamato Liquentia ed è anche perché le sue acque pullulano terse, fredde e tacite alle radici del monte al di sopra dei ciottoli, come se questi e quelle si liquefassero.

E’ certamente uno dei più bei corsi d’acqua che si incontrano nelle pianure del nord Italia. Via di comunicazione, estrema difesa del nascente Dominio Veneto, fonte di vita per la portata di acqua e per la ricchezza di pesci, il Livenza è sempre stato citato dagli autori greci e latini: esso rappresentava un’area di confine fra il territorio dei Veneti e quello dei Celto-Carni. La sua navigazione è antichissima e venne con gelosa cura mantenuta dalla Repubblica Veneta assumendo in questo modo un’importanza straordinaria per i commerci con il nord Europa. Le grandi barche, che risalivano il fiume dal mare con l’aiuto dei cavalli, portavano da Venezia ogni genere di mercanzia che veniva poi commerciata con l’entroterra; quindi ridiscendevano, sfruttando la forza della corrente, con il legame prelevato dal bosco del Cansiglio.

Il Livenza è caratterizzato da un’elevata portata; il suo regime dipende innanzitutto dal clima in cui si trova il bacino idrografico contraddistinto da discreta abbondanza di precipitazioni, dall’elevata estensione del bacino di raccolta e dal carsismo che interessa l’area montuosa prealpina adiacente. Quest’ultimo fattore ha originato notevoli accumuli idrici sotterranei, fonte di alimentazione delle sorgenti perenni del fiume: quella del Molinetto a Caneva e quelle della Santissima e del torrente Gorgazzo nel territorio di Polcenigo; nella zona appena citata, importante sottolineare il sito palafitticolo “Palù di Livenza” iscritto nel 2011 nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. La particolarità del Livenza è quella di non possedere un tratto montano: nasce infatti al piede delle ultime propaggini prealpine del monte Cavallo e già dopo pochi chilometri assume i connotati di un fiume vero e proprio di elevata portata e perciò navigabile fin dai tempi più remoti.

Il suo insinuarsi, apparire e scomparire in naturali meandri, nello scorrere verso il mare Adriatico, concorre a creare un perfetto equilibrio tra geometria e natura, seduzione propria delle città fluviali.

Il Livenza rappresenta anche un complesso e prezioso patrimonio ambientale ed ecologico con la sua ricchezza di habitat naturali e di terraferma: molte le varietà di salici oltre ai pioppi tremuli, agli olmi, agli ontani, più rare le farnie dal prezioso tronco sotto le quali si celano una varietà di piccoli fiori dai colori sgargianti in contrasto con il verde intenso della vegetazione specchiata nelle acque; tra essi una pianta particolarmente rara, la Ludwigia palustris.